lunedì 14 dicembre 2009

A proposito di... minchiate.

http://www.youtube.com/watch?v=cfZ13mvOXjw
Il video di Genchi è in tema con il topic….minchiate.
Anzi, se devo essere sincero, più che minchiate mi sembrano palate di fango.
Tolti i primi 50 secondi siamo in presenza di tre minuti e rotti di minchiate colossali, con l’aggravante della provenienza …”qualificata” dall’essere l’autore delle suddette un funzionario di polizia.
Vediamole nel dettaglio.
Descrivere Nicchi come un perdente e perdippiù “posato” dopo l’arresto dei Lo Piccolo che volevano farlo fuori, significa, a mio modesto parere, sminuire in maniera consapevole il ruolo del “figlioccio” di Rotolo, il quale, proprio in seguito all’arresto dei Lo Piccolo era l’astro nascente della mafia palermitana.
Ma questo Genchi dovrebbe saperlo.
Mi vengono in mente le argute analisi di esperti di mafia pronti a definire Provenzano, all’indomani della sua cattura, un vecchietto che non contava nulla
Affermare, in merito all’arresto di Nicchi, “ … si trovava a pochi metri dal palazzo di giustizia, non si capisce se è stato catturato o se stava andando a costituirsi nella speranza di evitare la cattura”, significa, ancora una volta, sminuire in maniera consapevole, il valore di tale arresto ma, soprattutto, il lavoro ed i sacrifici di quanti si sono impegnati nella cattura del boss, nei confronti dei quali, lo ripeto, bisogna togliersi il cappello e sciacquarsi la bocca.
Si tratta degli stessi poliziotti ai quali va, nel primo minuto del video, l’apparente solidarietà del vice questore aggiunto in aspettativa Genchi.
Il fatto che Nicchi si trovasse a poche centinaia di metri dal palazzo di giustizia non vuol dire assolutamente nulla, è un dettaglio del tutto insignificante.
Il covo di Riina era a 2,8 km dal Tribunale.
Ma questo Genchi dovrebbe saperlo.
Ma la cosa più grave, che sinceramente mi fa girare i cabasisi, è sentire questa porcata “ con la sceneggiata dei poliziotti là che cantavano davanti alla Squadra Mobile, ed i veri poliziotti che hanno fatto la cattura e che hanno fatto quella indagine, si sono vergognati e se ne sono andati. E mi hanno telefonato, mi hanno detto stanno facendo uno schifo, qua sta succedendo uno schifo perché hanno organizzato una messa in scena davanti alla questura, portando le persone loro, con i pulman, per organizzare quell’apparente solidarietà alla Polizia”.
Ora, a parte che a cantare in strada non erano i poliziotti ma i ragazzi di Addiopizzo, evidentemente Genchi negli ultimi 15 anni è stato piuttosto distratto (probabilmente perché troppo impegnato nelle sue consulenze) tanto da ignorare che le scene di giubilo davanti alla Squadra Mobile di Palermo hanno da sempre accompagnato la cattura dei latitanti più pericolosi: da Brusca ad Aglieri a Vitale a Provenzano ai Lo Piccolo.
Probabilmente sbaglio ma la maglietta rossa sventolata da uno dei ragazzi della catturandi in segno di giubilo era una delle magliette di Addiopizzo.
Verrebbe da chiedere allora se anche questa è arrivata con i pulman che hanno accompagnato i manifestanti davanti agli uffici della questura.
A proposito di “gite organizzate”mi viene il sospetto che gli applausi dei cittadini di Calatafimi che hanno salutato l’arresto del boss ergastolano Raccuglia (evento questo, si badi bene, di grandissima importanza perché verificatosi non a Palermo ma in un paesino del trapanese) al pari dei festeggiamenti davanti alla Squadra Mobile ad opera dei ragazzi di Addiopizzo, http://www.fascioemartello.it/2009/11/16/v...ile-di-palermo/ siano stati organizzati dalla stessa agenzia di viaggi.
I risultati di queste videominchiate del vice questore non si sono fatti attendere: http://www.libero-news.it/adnkronos/view/239199
Complimenti.

T.

lunedì 7 dicembre 2009

Dal processo breve alle…. minchiate di Spatuzza.

E’ bastato un fuori onda per scatenare l’ira funesta del premier e dei suoi pretoriani, a farne le spese Gianfrancuzzo Fini, reo di aver detto ciò che molti italiani pensano del premier.
Ilvio, tra il serio ed il faceto, ha minacciato di trasferirsi a Panama.
Mi viene voglia di aprire su FB un gruppo a tema: “quelli che… sperano che il premier ci rimanga Panama”.
Ma Ilvio non andrà a Panama, ha troppe cose da sistemare in questo disastrato paese, iniziando ovviamente …dalla giustizia, un tema a lui particolarmente caro.
Ecco quindi l’idea fulminante.
Non potendo, almeno per il momento, abolire i tribunali e quei loschi figuri che pretendono di amministrare la giustizia in nome del popolo italiano, occorre comunque venire incontro alla sacrosanta esigenza degli italiani di avere dei processi brevi.
Il titolo “processo breve” è una scelta azzeccata, destinata a fare presa e degna di un grande esperto di comunicazione.
Ma si tratta, come direbbero a Napoli, di un pacco.
A parte i rilievi di incostituzionalità, lo scopo, neppure tanto celato, è quello di sistemare le annose vicende giudiziarie del “grande comunicatore” il quale, vistosi stoppare il lodo Alfano, ha pensato bene di passare al piano B, anche perché all’orizzonte si profilano le nubi di imbarazzanti dichiarazioni da parte di alcuni collaboratori di giustizia
Ma questo probabilmente agli italiani non interessa, ciò che importa è che il processo sia…breve.
Dunque, se entro due anni dal rinvio a giudizio non si giunge ad una sentenza si avrà l’estinzione del processo.
Come dire: scusate abbiamo scherzato, avanti un altro.
Gli strumenti per raggiungere tale obbiettivo poi, sono da …giustizia creativa.
Niente accorpamento degli uffici giudiziari, aumento del personale amministrativo, modifica della norma (art.13 c.2 D.L.vo 160\2006) che vieta l’assegnazione alle procure dei magistrati di prima nomina ecc., vale a dire di tutti quei provvedimenti che potrebbero dare un significativo apporto alla risoluzione del problema della lungaggine dei processi.
Provvedimenti che, se adottati, rischierebbero di risolvere il problema, e questo ovviamente non sarebbe tollerabile perché non funzionale alle esigenze del premier, meglio allora limitarsi a statuire sic et simpliciter che i processi devono durare al massimo due anni.
Che ci vuole? Bastano tre articoletti ed il problema è risolto.
Se domani volessimo risolvere il problema della fame nel mondo probabilmente ne basterebbe uno solo di articolo.
Se poi i magistrati, come ha sostenuto Gasparri, lavorassero di più la vittoria sarebbe certa.
Se lui sparasse meno cazzate, noi gliene saremmo eternamente grati.
Vederlo in video mi fa quasi lo stesso effetto di Capezzone ed eccita quella parte oscura di me che mi urla di fracassare la tv.
A proposito di cazzate, ammirevole il tentativo di Libero e de Il Giornale di rinvigorire il vernacolo siculo con l’uso del termine “minchiata” riferito alle dichiarazioni di Spatuzza.
Gaspare Spatuzza non è un “picciotto” qualunque, è “uomo del disonore” dal 1980.
Dopo l’arresto dei fratelli Graviano, verso i quali nutre una profonda venerazione, è stato capo mandamento di Brancaccio, si è auto accusato di circa 40 omicidi e, soprattutto, ha preso parte alle stragi del 92\93.
Insomma uno che …qualcosa la sa.
Da circa un anno collabora con diverse procure e in questi giorni ha fatto i nomi di Dell’Utri e Berlusconi.
Il primo, senatore della Repubblica italiana, è stato condannato a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, il secondo è l’attuale presidente del consiglio che sta conducendo una lotta senza quartiere contro al mafia e per tale ragione, a suo dire, è stato tirato in ballo dal collaboratore di giustizia
Se non ci fossero dei morti a ricordarci la gravità della situazione verrebbe da sorridere per la superficialità con cui si pretendere di offendere l’intelligenza dell’italiano medio .
I brandelli di carne disseminati a Capaci, in via D’Amelio, a Firenze non si prestano però ad una analisi ironica della situazione.
Io non so se Spatuzza dica la verità, saranno i giudici, che sprovveduti non sono, ad accertarlo.
E’ compito loro.
Probabilmente l’11 dicembre, quando saranno sentiti i fratelli Graviano ne sapremo di più
La sensazione è che la mafia abbia presentato il conto e voglia incassare qualche cambiale.
L’atteggiamento dei fratelli di Brancaccio che non hanno sconfessato Spatuzza, lasciando trapelare la possibilità di una loro collaborazione, sembrerebbe confermare questa sensazione.
Ma è solo una sensazione.
Di certezze invece si può parlare nel ricordare le “minchiate”, queste si, che hanno accompagnato le dichiarazioni di Spatuzza.
Iniziamo dagli organi d’informazione di casa Berlusconi.
Il “Giornale” che parla delle “minchiate” di Spatuzza è lo stesso che qualche anno fa ebbe a definire il giudice Antonino Caponnetto, il padre del pool palermitano, ….Capoinetto.
Giudicate voi.
Feltri direttore di Libero proprio in questi giorni ha detto di essersi sbagliato su Boffo, costretto a dimettersi per le minchiate riportate dal suo quotidiano.
Non perdete tempo a giudicare, si tratta solo di due episodi che la dicono lunga su chi con le “minchiate” ha un rapporto particolarmente intenso.
Le dichiarazioni di Spatuzza ovviamente sono state “rigirate” ed arrangiate ad arte.
E qui le minchiate raggiungono l’apice rossiniano.
Si inizia con il dire che questo governo è stato tra i più impegnati nella lotta alla mafia.

E’ vero, ha modificato, rendendole più dure, alcune norme del 41 bis ma di contro ha:
1.intenzione di modificare le norme relative alle intercettazioni telefoniche, strumento principe nella lotta alla mafia;
2.approvato al senato un emendamento che potrebbe consentire ai mafiosi di riappropriarsi dei beni confiscati, accogliendo una delle richieste di Riina contenute nel famoso papello;
3. ha respinto al senato un emendamento per l'equiparazione dei benefici per i familiari delle vittime di mafia e del dovere a quelle del terrorismo;
4.tagliato i fondi per la sicurezza.
Per la prima volta nella storia repubblicana, 40.000 poliziotti, carabinieri e finanzieri hanno manifestato contro il governo scendendo in piazza;
Qualsiasi altro governo di un qualsiasi paese cd civile si sarebbe dimesso il giorno dopo la manifestazione.
Ovviamente le dichiarazioni di Spatuzza rappresentano una ghiotta occasione per “giustificare” alcune richieste che, diversamente, sembrerebbero quantomeno …strane.
Modifica della norma sul concorso esterno e, soprattutto, della legge che disciplina i collaboratori di giustizia.
L’ultima richiesta in tal senso è di Bossi Umberto che non ha perso tempo nel proporre tale modifica.
Si tratta dello stesso Umberto Bossi che nel 1998 rivolgeva all’attuale “compagno di merende” le famose 10 domande che, ovviamente, non hanno mai avuto risposta
http://www.youtube.com/watch?v=xBbDthMDUoc
Su la 7, qualche sera, Liguori, fa disquisiva sulla vicenda Musotto affermando, senza essere smentito, che i pentiti avevano rovinato l’ex presidente della provincia di Palermo.
Il buon Liguori ovviamente si è ben guardato dal ricordare che per gli stessi reati venne condannato il fratello di Musotto, accusato di aver messo a disposizione la propria villa per delle riunioni mafiose.
Del resto stiamo parlando di quello stesso giornalista (Liguori) che appreso del suicidio del magistrato Lombardini interrogato da Gian Carlo Caselli, pianificava come gettare montagne di fango sul procuratore di Palermo.
Campioni di giornalismo.
E tra i campioni ovviamente non poteva mancare lui, l’insetto.
Mentre scrivo va in onda Porta a Porta, ho visto qualche spezzone, giusto il tempo della pausa sigaretta.
Mi è bastato.
Campeggia la scritta “Appesi ad un killer pentito”.
Si ricostruisce la storia criminale di Spatuzza, in studio sono presenti il sen Dell’Utri, condannato a nove anni per concorso esterno in associazione mafiosa, al quale, con i soldi dei contribuenti italiani che pagano il canone, si da la possibilità di passare addirittura per vittima ed agnello sacrificale; Cicchitto del Pdl, secondo il quale il vero problema è la gestione che i giudici fanno dei pentiti; tale Orlando del PD che non sa che pesci pigliare e Sansonetti, il quale esordisce dicendo che secondo lui il 41 bis andrebbe abolito perché disumano.
Ovviamente non poteva mancare la citazione di Andreotti, assolto dalle accuse dei pentiti.
Che la Cassazione abbia poi certificato che Andreotti ha avuto rapporti, incontri e contatti con i boss di Cosa nostra, almeno fino alla primavera del 1980, sembra non interessare a nessuno.
La prescrizione in questo strano paese vale come assoluzione.
Semplicemente …vergogna.
Quella stessa vergogna che dovrebbe provare chi in questi giorni si è affannato a strumentalizzare in maniera meschina e ridicola l’arresto di Nicchi attribuendo all’esecutivo i meriti per la cattura del boss palermitano.
Ridicolo è il termine giusto, perché si tratta dello stesso governo che ha tagliato i fondi per lo straordinario agli uffici investigativi e deve ancora pagare ai ragazzi della Squadra Mobile di Palermo lo straordinario per la cattura dei Lo Piccolo.
Si tratta di personaggi che dovrebbero almeno sciacquarsi la bocca prima di arrogarsi meriti che spettano ad altri.
Buonanotte Italia
T.

martedì 10 novembre 2009

Picconi e ..Muri.

Sono passati 20 anni dal crollo del Muro.
Quelle immagini fanno ancora riflettere, colpiscono nella loro attualità, rimandano ad altri muri che ancora resistono, separano, offendono.
Sono convinto che noi, generazione “del tutto pronto e subito”, non potremo mai capire fino in fondo l’incredulità di quei volti, quei pianti gioia per la libertà riacquistata.
Noi non siamo in grado di capire fino in fondo perché non conosciamo la vera essenza della libertà, non sappiamo cos’è perché non l’abbiamo mai persa, non abbiamo mai combattuto per essa. Semplicemente ce la siamo ritrovata, ci è stata regalata.
Ecco perché l’immagine dell’uomo che prende a picconate il muro ci strappa un sorriso.
Ma non dovremmo sorridere noi italiani, perché il piccone, quello politico, sta per far sentire la sua voce anche nel nostro paese.
Niente muri da abbattere questa volta, il popolo non dovrà scendere in piazza e Lei, la Giustizia, subirà solo pochi ma ben assestati colpi che non faranno rumore.
La riforma della giustizia è entrata con prepotenza nell’agenda politica.
A dire il vero il papi non ha mai fatto mancare agli italiani le quotidiane esternazioni sui giudici comunisti e la necessità di dar loro una calmata.
Solo che adesso è necessario passare dalle parole ai fatti, nell’interesse degli italiani naturalmente.
La nostra classe politica si è resa conto che i processi durano troppo, quelli degli italiani ovviamente, perché oggi è piuttosto difficile che un esponente della casta venga incriminato.
Fa eccezione Mastella e consorte, ma, il loro è un caso disperato, da libro cuore
A partire dal 1990, infatti, con pochi ma mirati interventi i nostri politici hanno abilmente scongiurato tale triste eventualità.
Hanno iniziato abrogando l’art.324 c.p., cui ha fatto seguito la modifica dell’art.323, la depenalizzazione (di fatto) del falso in bilancio e, nel 2005 la nuova legge sulla prescrizione.
Ora si apprestano a rendere impossibili le intercettazioni e, probabilmente, ad approvare qualche altra leggina sulla prescrizione.
Angelino, ha subito negato questa eventualità, ma il ministro ultimamente è chiamato a smentire il pomeriggio quanto affermato in mattinata.

Un esempio?
Martedì 5 Nov. Il supercarcere di Pianosa, riaprirà. Lo annuncia il ministro della Giustizia Angelino Alfano. Nel piano carceri del governo - si legge in una nota - sarà prevista la riapertura del Pianosa. Il Guardasigilli ha dato mandato al Dipartimento di polizia penitenziaria di avviare le procedure per la riapertura del carcere. "Non solo riaprire il carcere di sicurezza di Pianosa, stiamo discutendo anche di riaprire il carcere dell'Asinara. Bisogna riaprirle e metterci dentro i mafiosi cattivi", ha detto da parte sua il ministro dell'Interno, Maroni.

Sarebbe interessante chiedere al ministro che fine faranno i ….mafiosi buoni.

Mercoledì 6 Nov. Il carcere di Pianosa non riaprirà. Dopo le forti proteste dei ministri dei Trasporti e dell'Ambiente, Matteoli e Prestigiacomo, contro la proposta di riaprire i penitenziari di Pianosa e dell'Asinara per i detenuti soggetti al 'carcere duro' (41bis), il Guardasigilli Angelino Alfano fa retromarcia.

Ma Angelino non è il solo a dover fare gli straordinari con le agenzie di stampa.

Oggi leggevo una dichiarazione di Scajola il quale annunciava che il prossimo Cipe conterrà le risorse per la banda larga e mi chiedevo come mai la sera prima Luca Barbareschi, uno che ha collezionato più del 50% di assenze in aula, nonchè vice presidente della Commissione Telecomunicazioni e Trasporti, ospite di Glob – l’osceno del villaggio - intervistato da Enrico Bertolino, manifestava preoccupazione per l’intenzione del governo di tagliare gli investimenti sulla banda larga.
E’ auspicabile che i due si parlino al più presto.
Un po’ come hanno fatto PDL e PD il 13 ottobre, quando hanno amabilmente inciuciato stoppando l’esame della proposta di legge costituzionale presentata dall'Idv per l'abolizione delle Province.
Naturalmente il tutto ….nell’interesse degli italiani.
E poco importa se in un sondaggio del Sole24ore il 92% degli abitanti dello stivale si è detto favorevole all’abolizione di questi inutili carrozzoni, abolizione che, per inciso, farebbe risparmiare circa 13 miliardi di euro l’anno.
Così come non ha nessuna importanza se nel programma del PDL si legge: Il nostro impegno sarà all’opposto sul lato della spesa pubblica, che ridurremo nella sua parte eccessiva, non di garanzia sociale, e perciò comprimibile. A partire dal costo della politica e dell’apparato burocratico (ad esempio delle Province inutili).
Ed è inutile ricordare che lo “smemorato di Arcore” il 22 febbraio 2008 a Matrix ha definito le province enti inutili, proponendone l’abrogazione, ripetendosi il 15 sett 2008 da Vespa.
E’ inutile perché questo paese non ha memoria.

T.

PS
Buonanotte,Italia.

T.

mercoledì 28 ottobre 2009

E adesso passiamo alle buone notizie.

La Gabanelli avrebbe detto: e adesso passiamo alle buone notizie.
Io non sono la Gabanelli ma il fatto che Rutelli abbia manifestato l’intenzione di abbandonare il PD è indubbiamente una buona notizia.
Er piacione ha detto che “bisogna tracciare un percorso diverso, mettendo insieme persone diverse”.
Se, come sembra, è destinato ad approdare tra le fila dell’UDC c’è da augurarsi che il percorso non lo faccia da solo ma si porti dietro un bel po’ di gente, magari la Binetti e qualche altro personaggio in cerca di poltrone.
Intanto il popolo della sinistra ha scelto il nuovo segretario: Bersani.
Una scelta all’insegna del rinnovamento, incominciando dallo slogan “cambia l’Italia” che, a quanto pare, si è dimostrato vincente.
Ad aiutare il delfino di baffetto D’alema in questa difficile missione di cambiamento erano dei volti assolutamente nuovi per la gente di sinistra: Giusy la Ganga, ex socialista, candidato in Piemonte, Bassolino e Agazio Loriero.
Come dire il …nuovo che avanza.
Io, da buon infiltrato, ho preferito Marino,votandolo due volte nello stesso seggio e portandomi a casa la mitica molletta verde: ci attaccherò i calzini fucsia, nella speranza che ci possa scappare un servizio per quelli di canale 5.
A scappare, rifugiandosi in un convento, è stato Marrazzo, il governatore della regione Lazio, vittima dei suoi gusti sessuali e di tre delinquenti in divisa.
La vicenda è stata analizzata a reti unificate dalla premiata ditta Vespa&Vinci con annessi servizi sul mondo dei trans e l’intervento di “colleghi di sventure”.
Commovente l’intervento di Mele, l’ex esponente dell’Udc protagonista qualche tempo fa di un festino a luci rosse.
Marrazzo si è dimesso da governatore e ha detto addio alla politica.
Il presidente del consiglio che le puttane, pardon le escort, se le portava a palazzo Grazioli, è intervenuto invece durante la puntata di Ballarò con il solito affondo contro i giudici comunisti, i giornalisti comunisti e la tv pubblica comunista “L'anomalia italiana non è Silvio Berlusconi, ma sono i pm e i giudici comunisti di Milano che da quando Berlusconi è sceso in politica lo hanno aggredito in tutti i modi. I pm sono la vera opposizione nel nostro Paese”.
L’ira funesta dell’inquilino di Arcore era rivolta contro l’ennesima sentenza di condanna rimediata in appello dall’avvocato inglese David Mills, accusato dai giudici (comunisti) di corruzione in atti giudiziari.
A corromperlo con 600.000 euro, secondo i giudici (comunisti), sarebbe stato proprio l’attuale presidente del consiglio, il quale, c'è da scommettere, non godrà dell’attenzione della premiata ditta Vespa&Vinci a meno di clamorosi sviluppi in Cassazione.


T.

PS
Buonanotte,Italia.

lunedì 19 ottobre 2009

Fango.

Quello della montagna venuta giù a Giampileri.
30 morti che gridano vendetta.
Che non avranno mai, ovviamente, perché siamo in Italia.
Un paese dove una tragedia del genere diventa “una tragedia annunciata”.
Qualcuno mi spieghi che cazzo vuol dire.
Significa forse che dopo l’alluvione del 2007 non si è fatto nulla ed i soldi stanziati per mettere in sicurezza la montagna sono svaniti? Che vi è un sindaco che ammette candidamente che l’edificio ristrutturato in mezzo al fiume era regolare perché le carte erano apposto e non vuol sentir parlare di abusivismo?
Bene allora diamo anche l’annuncio che quasi 273 comuni siciliani sono classificati ad alto rischio alluvioni e frane già dal 2006, che a Messina c’è un intero quartiere , inquadrato dalle telecamere, che rischia di venire giù, così nella malaugurata ipotesi di altre vittime innocenti, potremmo sempre dire …era “una tragedia annunciata”.
Chiederei all’on. Nino Strano (quello della mortadella di Prodi) di ripresentare oggi la sua proposta di consentire nuove strutture all’interno della fascia di 150 metri dal mare, protetta dalla normativa regionale. Meglio aspettare l’estate, Ninuzzu, quando l’eco della tragedia sarà svanita.
Se si potesse comprare il dolore, se la morte avesse un prezzo, probabilmente basterebbero i 40 mln di euro promessi da Berlusconi e Lombardo. Ma non è così e i due dovrebbero spiegare per es. il motivo per cui nella finanziaria sono stati tagliati i fondi per il ministero dell’ambiente ed in Sicilia negli ultimi due anni non è stato approvato il Pai (Piano per l’assetto idrogeologico).
Noi quest'anno per la difesa del suolo abbiamo 50 milioni. Per il 2010 sapete quanto c'e'? Zero. Bisogna rendersi conto che la politica di tutela del territorio va fatta sempre, con finanziamenti continui e costanti".
A parlare è l’avvenente ministro Prestigiacomo alla quale verrebbe da chiedere “scusi ma lei sta al governo o si limita a villeggiare a Panarea”?
Altro fango, questa volta…istituzionale.
La Corte Costituzionale ha bocciato il lodo Alfano che avrebbe fatto del nostro premier il primo cittadino al di sopra della legge.
Non che non lo sia intendiamoci, perché lui si considera tale, solo che in questo caso avrebbe avuto il …bollino costituzionale.
Riassumendo: i giudici della suprema corte sono comunisti, fatta eccezione, ovviamente, per quelli che allietavano le cene del cavaliere; la sentenza della corte costituzionale è una sentenza politica; la costituzione verrà modificata.
Nulla di nuovo sotto il cielo dello stivale. Ma questa non è una novità.
Come non può essere considerata una novità la trattativa tra lo Stato e la mafia durante le stragi del 92.
Gli unici a non volerci credere sono quelli che in questa trattativa hanno avuto un ruolo.
Ciò che stupisce ed indigna, invece, è che Martelli e Liliana Ferraro, rispettivamente ex ministro e collega di Giovanni Falcone, hanno impiegato quasi 20 anni per ammettere l’esistenza della trattativa ed il fatto che Borsellino ne era a conoscenza.
Improvvisamente sembra che tutti abbiano riacquistato la memoria, da Violante fino a Grasso il superprocuratore che proprio in queste ore ha sostenuto in una intervista che la trattativa ha salvato la vita a molti ministri.
Vergogna.


T.

PS
Buonanotte,Italia.

sabato 26 settembre 2009

A volte ritornano.

E lo fanno con quella faccia tosta con la quale si sono impunemente spolpati il paese.
Erano gli anni della “Milano da bere” di Bettino e della sua corte, prima del ciclone “mani pulite” che diede al paese un po’ di sereno allontanando, per poco, l’insopportabile olezzo del malaffare.
Tra i vassalli della corte del "re di Hammamet" uno in particolare merita di essere ricordato: De Michelis Gianni.
Condannato in via definitiva per corruzione, autore di una famosa guida sulle italiche discoteche di cui era un grande estimatore, definito da Enzo Biagi, con inarrivabile arguzia, “avanzo di balera”, oggi quest’uomo ha finalmente sconfitto le nebbie dell’ignominioso oblio che sembravano avvolgerlo.
E’ ritornato e lo ha fatto con lo stile che lo contraddistingue.
Gli italiani, popolo di santi, navigatori e smemorati, possono ringraziare il ministro Brunetta per il dono fatto alla nazione che da oggi ha un nuovo consulente, “l’avanzo di balera” appunto.
Su cosa verta la consulenza di un siffatto personaggio non è dato sapere,ma siamo sicuri che Brunetta, un uomo che ha fatto della lotta agli sprechi (degli altri) nella PA una ragione di vita, qualcosa se la inventerà per giustificare i 40.000 euro pagati dagli italiani per questo (s)gradito ritorno.
Quarantamila euro lordi l’anno: praticamente volontariato - sorride De Michelis, capello corto e pancia ridimensionata -. Però sono felice di dare un contributo di idee» .
Per uno che ha lasciato un conto non pagato di 490 milioni all’hotel Plaza di Roma in effetti è volontariato, fatto con stile però.
Grazie Brunetta.
A ringraziare il governo, tutto, sono anche gli evasori fiscali che in questi giorni hanno fatto man bassa dei moduli per beneficiare del cd.scudo fiscale.
La bellezza della nostra lingua è che puoi giocare con le parole, ecco quindi che l’indulto per i farabutti che hanno rubato diventa “scudo fiscale”.
Provate ad immaginare se quel simpaticone di Tremonti andasse in televisione e dicesse: cari italiani questo governo si appresta a varare il decimo indulto in 30 anni, ci dispiace (ma non tanto) per coloro che hanno lavorato onestamente pagando le tasse ma, come ben sapete l’onestà è degli stupidi e tra l’altro non era nemmeno nel programma dell’esecutivo.
Meglio, molto meglio, parlare di “scudo fiscale”.
Di don Marcello Dell’Utri e dei suoi processi invece è meglio non parlarne.
Ed infatti i mass media si guardano bene dal farlo.
Non raccontano che per il rinomato bibliofilo dovrebbe essere in dirittura d’arrivo la sentenza di secondo grado per calunnia aggravata.
Quisquilie, don Marcello è accusato di aver cercato di screditare, con l’aiuto di due…. chierici, tali Cirfeta e Chiofalo, i collaboratori di giustizia che avevano testimoniato contro di lui nel processo che si è concluso con la condanna a nove anni
Ma don Marcello è sereno: il giudice Scaduti, che presiede il collegio che dovrebbe giudicarlo, è stato richiesto quale consulente della commissione antimafia e, con molta probabilità, il processo verrà azzerato.
La richiesta è venuta dai membri in quota PdL.
Ovviamente è solo una coincidenza e il caso non finirà nel salotto di Bruno Vespa al pari della vicenda del comune di Fondi.
Per la prima volta nella storia della Repubblica un rappresentante dell’associazione nazionale dei prefetti è sceso a manifestare insieme ai cittadini che chiedevano al governo di sciogliere per infiltrazioni mafiose il comune (che per inciso ha il mercato ortofrutticolo più grande d’Europa), come richiesto sette mesi fa dal Prefetto di Latina.
Una anomalia storica.
Ma le “anomalie” solitamente vengono ignorate dall’ovitalico popolo.
I calabresi, quelli onesti almeno, per esempio, dovrebbero fare una vera e propria mattanza non di tonni ma di chi ha avvelenato il mare affondando quelle navi cariche di veleno.
Una sorta di Notte di San Bartomeo rivisitata e corretta.
I siculi che di tragedie invece son maestri ultimamente preferiscono la….farsa.
Accade così che il sindaco di Palermo Cammarata, l’homo ridens che ha inventato il dentifricio, decida di raddoppiare l’Irpef il giorno dopo che un suo dipendente viene beccato dalle telecamere di Ricci mentre risulta …regolarmente assente da lavoro perché impegnato a fare il mozzo sulla sua barca
Potenza dell’arte.
I Bronzi di Riace e loro scultoree facce da oggi sono avvertiti.

T.

PS
Buonanotte,Italia.

martedì 25 agosto 2009

L'uomo del ponte.

In un famoso spot degli anni 80 “l’uomo Del Monte” , dopo aver assaggiato un pezzo di ananas, pronunciava il fatidico “Si” che dava il via alla raccolta dei frutti nella piantagione.
Oggi, a distanza di quasi trent’anni, la celebre frase “l’uomo Del Monte ha detto si” è diventata …realtà.
Noi siciliani, infatti, possiamo affermare con orgoglio di annoverare tra i nostri illustri conterranei l’incarnazione vivente di quello spot: “l’uomo Del Ponte”, al secolo Tony Zermo, una delle penne di diamante del più importante quotidiano isolano.
E “l’uomo del Ponte”, sulle pagine del Washington Post siculo, ha pronunciato il fatidico “Si” su una questione di vitale importanza per le sorti dell’ovitalico popolo: l’insegnamento del dialetto nelle scuole.
Lo ha fatto una memorabile intervista a Lino Lenza,assessore regionale ai beni culturali.
L'assessore dal canto suo è stato pronto nel dichiarare: «E’ assolutamente corretto introdurre il dialetto siciliano, o almeno una parte, nelle scuole. Ma la cosa più importante è soprattutto studiare la storia della nostra terra, le dominazioni che ha avuto, cosa hanno lasciato nel campo dell’arte”.
Argomentando che “ molto spesso troviamo persone che non sanno perché quel comune ha quel nome…” http://giornale.lasicilia.it/giornale/1908...02/navipdf.html
Per una strana associazione di idee mi viene da pensare che molte persone, e tra queste, probabilmente, l’assessore, non sanno per es. che “l’uomo Del Ponte” nel 1998 in un altro celeberrimo articolo apparso sul quotidiano più usato nella pescheria, ha recriminato sulla scomparsa dei cavalieri del lavoro catanesi così bravi e potenti "da attirare non solo ammirazione, ma anche invidia, tanto che qualcuno, negli anni bui li soprannominò i "quattro cavalieri dell'apocalisse mafiosa" come se i mali della città dipendessero da loro".
Quel “qualcuno”, il cui nome il bravo giornalista si guarda bene dal fare, era Giuseppe Fava, caduto per mano mafiosa, gli “anni bui” sono gli anni del sacco di Catania che videro l’ascesa di un uomo pio e timorato di Dio : Nitto Santapaola
Ma questa è un’altra storia, che, probabilmente, non verrà mai raccontata nelle scuole, neppure in vernacolo.
Intanto, a leggere gli articoli dedicati all’argomento apprendiamo (a conferma che De Andrè aveva ragione sulla utilità dei ….rifiuti del metabolismo umano) che già nel 2000 l’allora governo Capodicasa pensò bene d’introdurre lo studio facoltativo del dialetto nelle scuole siciliane, con buona pace per la proposta leghista, arrivata con ben nove anni di ritardo.
I risultati mi pare siano sotto gli occhi di tutti, basta farsi un giro nelle scuole della nostra regione per rendersene conto e lanciare una proposta ancora più rivoluzionaria: l’istituzione facoltativa dello studio della lingua italiana.
Se poi si decidesse, magari per decreto e ponendo la fiducia, di rendere obbligatorio anche per la categoria dei giornalisti lo studio della letteratura italiana, probabilmente, si eviterebbero certe cantonate o citazioni ad minchiam, come quella che vede protagonista, nello stesso articolo dell’intervista all’assessore, il nostro “uomo del Ponte” , il quale attribuisce a Ciullo d’Alcamo il celebre sonetto di Cecco Angiolieri “ Si fossi foco…”
Ma a lui, non avendo i morti diritto di parola ed i vivi il dovere di ricordare, tutto è concesso.
Ed allora concedetemi di credere che Antonello Venditti scrivendo “penna a sfera” pensasse al nostro Tony http://www.youtube.com/watch?v=TPBh-fjkefE
Non è così, lo so, ma il pensiero è dolce e mi allieta lo stesso.

T.

PS
Buonanotte,Italia.